45) Decroly. L'educazione alla vita.
In questo saggio, pubblicato nel 1908, Ovide Decroly (1871- 1932)
individua le condizioni alle quali deve rispondere un nuovo
programma educativo. Su questi criteri si fonda il suo metodo dei
centri di interesse.
O. Decroly, Una scuola per la vita attraverso la vita.
Per edificare le scuole del popolo bisogner rifarsi all'esempio
delle istituzioni scolastiche destinate ai fanciulli della classe
agiata, soprattutto all'estero, istituzioni che, realizzando la
scuola nella vita, rappresentano la scuola per la vita. Si tratta,
pi che di una questione di ordine puramente filosofico, di una
questione di umanit e di economia sociale.
N  detto che con ci la scuola debba per forza risultare
economicamente pi gravosa. Sar sufficiente non concepirla pi
esclusivamente secondo i piani di un architetto, non considerarla
pi come un complesso di pietre pi o meno piacevolmente ordinate,
ma piuttosto e soprattutto dal punto di vista di tutto ci che
circonda l'edificio stesso, e particolarmente la strada, i campi,
i fiumi, i boschi ed i loro abitatori. E' la natura, multiforme e
mutevole, che deve costituire la cornice della lezione, e non gli
squallidi muri delle nostre metropoli, in cui il fanciullo pu
osservare soltanto aspetti parziali dei fenomeni e processi troppo
complessi per la sua giovane mente, dove non gli  dato che in
scarsa misura di poter assistere a quella eccellente lezione di
morale che  il lavoro dell'uomo, dove infine egli  continuo e
involontario testimone di scene degradanti ed antisociali.
Non intendiamo certo misconoscere i progressi che si sono
effettivamente compiuti, ma osserviamo che sinora si sono prese
soprattutto in considerazione alcune esigenze fisiche
dell'educando, e che anche da questo punto di vista molte cose
restano da fare; le esigenze di ordine intellettuale e morale, che
in fin dei conti hanno la loro importanza per l'avvenire del
fanciullo, sono state dimenticate.
Non basta cambiare l'ambiente della scuola, trasferirla in una
localit ideale, realizzarvi la pi perfetta igiene. Non mancano
scuole. di questa specie che, nonpertanto, non dnno risultati
migliori di quelli che si conseguono nelle scuole comuni. E' anche
infatti necessario sapersi valere degli elementi costitutivi
dell'ambiente, grazie soprattutto ad un personale devoto,
coscienzioso ed istruito, grazie a metodi ed orari opportuni e ad
un programma razionale.
E' soltanto su quest'ultimo punto, che abbiamo potuto studiare ed
esperimentare da vicino, che vogliamo soffermarci.
Domandiamo anzitutto quali sono le condizioni alle quali un
programma deve rispondere.
Restiamo nei limiti della tradizione affermando che, per quanto
concerne i fanciulli, il programma deve proporsi d'impartire una
cultura di carattere generale e promuovere lo sviluppo integrale
dello scolaro, senza preoccupazione alcuna di specializzazione o
preparazione professionale. Diciamo per subito che  errato
interpretare alla lettera tali espressioni, e rinunciare
deliberatamente a tutti i vantaggi che si possono trarre dalle
conoscenze di natura pratica e, soprattutto, da quelle occupazioni
che in un modo o nell'altro rientrano nelle attivit di questa
specie. Bisogna piuttosto servirsene ampiamente, e non aver paura
di ricorrere anche ad attivit proprie di un lavoro essenzialmente
manuale, purch tali attivit non siano puramente meccaniche e
costituiscano la pratica applicazione di questo o quel punto del
programma.
Questo principio  generalmente accettato, ma non  il solo
principio importante: il programma deve rispettare molte altre
norme ancora, fondate sulla psicologia del fanciullo e sulle
esigenze della societ.
Tali norme possono essere riassunte in quattro punti. Il programma
deve:
.
a) tendere all'unit;
.
b) essere adeguato al maggior numero possibile di intelligenze;
.
c) consentire l'acquisizione di un minimo di conoscenze
indispensabili;
.
d) promuovere lo sviluppo integrale di tutte le facolt e
l'adattamento all'ambiente naturale e sociale nel quale il
fanciullo dovr trascorrere la sua esistenza.

Esaminiamo pi da vicino questi quattro punti.

a) Il programma deve tendere all'unit nel senso che le singole
parti devono congiungersi tra di loro, formando un tutto
indivisibile.
Ad un certo momento, il calcolo non deve vertere su altri elementi
se non quelli offerti dalla lettura, dalle scienze fisiche e
naturali, dalla storia, dal lavoro manuale, come d'altra parte
l'insegnamento non deve essere impartito sotto forma di razioni
irrimediabilmente fissate e regolate dal punto di vista della
quantit e della durata. Tutti gli argomenti trattati devono
essere tra di loro collegati, e devono convergere verso un'idea
centrale presente in tutte le lezioni.

b) Ogni allievo deve esser messo in grado di trarre il massimo
profitto dall'insegnamento ricevuto. Non deve accadere, come
purtroppo accade al presente, che soltanto i fanciulli
intelligenti traggano beneficio dal denaro speso per l'educazione
di tutti.
Il programma deve render possibile la individualizzazione,
indispensabile perch il maggior numero possibile di fanciulli
raggiunga lo scopo che ci si prefigge. Deve inoltre consentire
ampi e facili adattamenti all'ambiente in cui vive il fanciullo e
non limitare eccessivamente l'iniziativa dell'insegnante. [...].

c) Ogni essere umano deve possedere un minimum di conoscenze che
gli permetta di capire le esigenze della vita sociale, gli
obblighi che essa comporta ed i vantaggi che offre, perch possa
gradualmente adattarvisi. E assolutamente errato pretendere che il
fanciullo assimili a tutti i costi una certa somma di conoscenze.
Non  questo l'importante, tanto pi che il fanciullo non ne verr
mai a capo e dimenticher presto: l'importante  infondergli il
desiderio di conoscere e dargli gli strumenti per apprendere, far
si che egli desideri ardentemente istruirsi su tutto quanto lo
riguarda e su tutto quanto riguarda i suoi simili. I risultati
saranno in questo caso ben pi degni di considerazione.

E' possibile definire questo minimum? Noi pensiamo di s.
Non consiste certamente, beninteso, nella capacit di decifrare un
determinato testo, di scrivere una lettera secondo un certo stile
epistolare, di conoscere a memoria la tavola delle moltiplicazioni
e le date della storia nazionale.
Non in questo certamente, ma piuttosto nella chiara conoscenza dei
pi importanti meccanismi della vita individuale e sociale e,
soprattutto, nell'aver fatta propria la grande legge che domina
l'universo e gli esseri: l'evoluzione, sinonimo di progresso,
fondata, s'intende, pi sulla solidariet per la vita che non
sulla lotta per la vita.

d) La scuola deve coltivare e rafforzare tutti gli aspetti della
individualit infantile, curando soprattutto i pi necessari,
quelli che hanno una funzione di primo piano nella vita attiva e
che pi degli altri devono esser coltivati perch l'adattamento
sia pi rapido, facile e sicuro.
Quali siano queste facolt  tuttora in discussione. Tuttavia 
indubbio che per giudicare del valore di un uomo vi  qualcosa di
meglio dell'ortografia, della lettura o della regola del tre, ed 
altrettanto indubbio - come generalmente si riconosce - che i
primi a scuola sono spesso gli ultimi nella vita.
E, d'altra parte, si sa forse con esattezza quali siano le facolt
che attualmente vengono coltivate?.
Lo si sa tanto poco che, forse per tema di errare, si preferisce
sostenere che tutte le materie, ortografia compresa,
contribuiscono al potenziamento dell'intero patrimonio
attitudinale.
Questo punto, se potessimo dilungarci, meriterebbe una pi ampia
discussione.
Per altro, il semplice fatto di definire cos ci che deve
costituire il cardine del processo educativo, consente di
formulare alcune importanti norme direttive:
.
1. Dal momento che dobbiamo preparare il fanciullo alla vita, 
logico ed ovvio istruirlo su ci che la vita .
2. Poich la vita implica due elementi essenziali, l'essere che ne
 dotato e l'ambiente che lo circonda, l'insegnamento pu
suddividersi in due parti:
.
a) lo studio dell'essere vivente in generale e dell'uomo in
particolare;
b) lo studio della natura, ivi compreso il genere umano in quanto
collettivit e considerato come elemento dell'ambiente.

La scuola avrebbe assolto pienamente il proprio compito quando
fosse riuscita a far assimilare, anche in misura appena
sufficiente, questo duplice ordine di conoscenze.
Come si presenta la serie delle idee direttive che devono porsi a
fondamento del programma cos concepito?.
In altri termini, che cosa dobbiamo far penetrare nella mente del
fanciullo perch divenga consapevole delle grandi leggi che
regolano l'universo e l'umanit e perch si adoperi, per il suo
bene e per il bene dei suoi simili, di conformarvi le sue azioni?.
Potremo facilmente stabilirlo se ci riferiremo a quelle stesse
grandi leggi, e non alle pi generali, ancora discusse ed
imperfettamente conosciute, ma alle leggi relative a quella forma
di energia di cui l'essere medesimo  il portatore e che pi ha
interesse a conoscere, vale a dire la vita.
Dei termini compresi nella definizione della vita due hanno pi
importanza degli altri: accrescimento e propagazione. Due sono le
principali forme di attivit, le attivit proprie dell'individuo e
le attivit proprie della specie.
Potremo dunque assumere come punto di partenza le due grandi
ripartizioni: funzioni individuali e funzioni sociali.
L'uomo, come ogni altro essere vivente, ha alcuni bisogni
fondamentali: nutrirsi, proteggersi dalle intemperie, difendersi
dai nemici. Egli, una volta raggiunta la maturit, dovr essere
capace di bastare a se stesso (funzioni individuali) e di
soddisfare le esigenze della sua famiglia, assolvendo al tempo
stesso a tutti i suoi obblighi sociali (funzioni sociali).
Ci riassume perfettamente - estendendoli anche all'uomo - i due
suddetti attributi fondamentali della vita umana: la conservazione
dell'individuo e la conservazione della specie.
Come dobbiamo dunque regolarci con il fanciullo. Semplicemente
facendo ricorso in un primo tempo alla osservazione diretta, ed
aiutandolo a riconoscere i processi vitali che in lui si svolgono;
guidandolo poi alla comprensione dei fenomeni del suo ambiente
immediato e, infine, alla comprensione dei fenomeni da lui pi
lontani nel tempo e nello spazio. Il compito non sar troppo
difficile, perch tutti indistintamente gli avvenimenti che
costituiscono la sua vita potranno essere oggetto di intuizione.
Al centro sar il fanciullo stesso: si comincer col fornirgli le
prime cognizioni su se stesso, non attraverso una povera ed arida
nomenclatura, ma piuttosto guidandolo alla comprensione dei
meccanismi pi semplici del suo organismo fisico-psichico.
Come ogni uomo, per vivere egli deve soddisfare alcune necessit
assolute, come nutrirsi, riposare, proteggersi dalle intemperie
dagli infortuni e dalle malattie; deve anche istruirsi ed esser
pronto a guadagnarsi la vita; egli ha inoltre esigenze di ordine
estetico e morale. Questi gli argomenti che possono costituire il
punto di partenza. Facciamo s che il fanciullo sia consapevole
della loro esistenza e della loro ineluttabilit e, indicandogli
tutto ci che la natura ed i suoi simili gli offrono, facciamo s
che egli divenga consapevole del suo debito verso la natura e
verso la societ. Guidiamolo infine a ricercare il modo di
liberarsi del suo debito, a ricercare il modo non solo di non
essere pi un peso per gli altri, ma, nella misura delle cure
ricevute e delle sue possibilit, di soddisfare ai suoi obblighi
di uomo, di padre, di cittadino.
R. Fornaca-R. S. Di Pol, Dalla certezza alla compessit. La
pedagogia scientifica del Novecento,
Principato, Milano, 1993, pagine 91-95.
